#SDGspertutti: 12 - Consumo e produzione responsabili

Nel nostro cammino che mira ad avvicinare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU alla vita quotidiana di ciascuno, questa volta ci dedichiamo all'obiettivo 12, "Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo". Ai nostri fini è interessante riprendere alcuni dei suoi target:

  • Entro il 2030, raggiungere la gestione sostenibile e l'uso efficiente delle risorse naturali
  • Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori […]
  • Entro il 2030, ridurre in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo
  • Sviluppare e applicare strumenti […] per il turismo sostenibile, che crei posti di lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali.

Ecco, mi sembrano spunti interessanti, alla vigilia delle vacanze.

Perché spesso, quando siamo in vacanza ci mandiamo, insieme a noi, anche le buone pratiche nelle quali, magari, abbiamo cercato di impegnarci tutto l’anno.

E’ il momento in cui facilmente una vocina ci dice, a proposito del cibo ordinato per gola e poi lasciato nel piatto, dell’acqua lasciata correre per pigrizia, delle luci non spente nella camera d’albergo, delle scorribande in gommone a tutta velocità, dei souvenir inutili comprati per rimanere lì, in fondo a un cassetto….. «ma si, che fa, tanto siamo in vacanza!». 

Il nostro è invece, un invito gentile a cogliere il momento della vacanza proprio per essere più presenti a noi stessi, più consapevoli dei nostri consumi, più attenti alle realtà diverse – esotiche – alle quali talvolta ci avviciniamo senza reale interesse per i luoghi che visitiamo e per chi, magari faticosamente, li abita. E' più facile concentrarsi solo sul nostro piacere, così lungamente desiderato e 'giustamente' conquistato.

E a proposito di presenza nei momenti di acquisto vi ripropongo un mio breve articolo, già pubblicato su un numero di Yoga journal di qualche anno fa e che ritengo oggi ancora attuale e forse anche di più, dal titolo “Consumatori consumati”.

"Anni fa, Piero Citati scriveva di uno studio degli  anni ’50 per il quale in alcuni supermarket venne nascosta una macchina da presa che registrava i movimenti delle palpebre delle massaie mentre si aggiravano tra i reparti. Dal ritmo dei battiti si poteva desumere la tensione interna di ognuna di loro. Questi scendevano rapidissimamente, fino a raggiungere «una media subumana, come quella dei pesci; tutte le signore precipitavano in una forma di trance ipnoide».

E concludeva «In questi quasi sessant'anni gli americani e gli europei hanno vissuto in una condizione di trance ipnoide, come le massaie del 1952». La logica dominante è stata quella del “più è sempre meglio”.

Ma ora, scrive il CENSIS nel rapporto 2011, i dati mostrano in modo evidente «il lento declinare del meccanismo del consumo, la stanchezza per il godimento incessante ed estemporaneo che esso rappresenta [...], si è passati dallo slogan voglio tutto al ben più prosaico, io ho tutto».

Allora forse i tempi sono maturi per ritrovare un giusto rapporto con le cose, che abbiamo comprato, ingoiato, sciupato, gettato via con leggerezza per tanti anni e che ci ricoprono, ci nascondono. Il loro inutile accumularsi ci priva del piacere sottile e insostituibile del desiderare e abbiamo smarrito la percezione di come è fatta una cosa - il suo peso, lo spessore, i colori, le sue ombre - e il valore simbolico che può avere nella nostra vita.

Visto che tutte le cose sono infinitamente sostituibili, nessuna cattura più la nostra attenzione.

Ecco allora l’invito a una piccola ed efficace pratica filosofica quotidiana, intensificabile nelle settimane pre-natalizie.

Quando i battiti delle nostre ciglia scendono a quattordici al minuto e siamo presi dall’impulso irrefrenabile di acquistare l’oggetto che abbiamo davanti, fermiamoci, guardiamolo con vera attenzione, diamoci il tempo di apprezzarne le qualità e sottoponiamolo a un test infallibile.

Chiediamoci nell’ordine: «E’ bello? E’ utile? E’ durevole?» E acquistiamo solo ciò che ci fa rispondere contemporaneamente SI a tutte e tre le domande".

Una pratica molto salutare, da diversi punti di vista, anche nei mercatini e nei negozietti dei luoghi di vacanza.

Oggi aggiungerei qualche domanda in più «Dove è stato realizzato? Di cosa è fatto, è sostenibile? Quanto è stato remunerato il lavoro di chi lo ha fatto?» E altre domande di questo tenore.

Sono certa, che se teniamo a mente gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, sapremo farci le giuste domande e darci onestemente le risposte.

 

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