di: Maddalena Vitiello
Pace

Al primo sguardo ciò che per me risalta di più sono effettivamente gli impedimenti, una sorta di "vorrei ma non posso" suggerito dalle mani legate, quasi impossibilitate all'azione.

Ma ad uno sguardo più attento ecco farsi largo l'idea che in realtà questa è un'immagine carica di promesse: le mani sono ancora legate si, ma dalle dita spuntano fiori rigogliosi, con una forza che prescinde il momento di stasi e che va oltre. Una rinnovata spinta al positivo, come le due mani che emergono prepotentemente dall'ombra e accolgono la ricchezza (le monete) di una pace futura e ormai prossima a venire.

Se l'allontanarsi delle mani minaccia di stringere il nodo soffocando la vita e le sensazioni umane positive date dall'uccellino, al contrario il loro avvicinarsi  scioglie il nodo all'interno del quale questo uccellino intona prepotentemente il suo canto, quasi ad incoronare l'avvento di una nuova era, un'alba nuova di pace. Le mani non accolgono solo la ricchezza di un'idea futura, ma anche un fluido vivificante che proviene dall'alto e da altrove, linfa vitale che si riversa nella coppa dei sentimenti mitigando, addolcendo, pacificando.

La carta ci invita a persistere nella ricerca della pace dentro e fuori di noi, in attesa di riuscire ad eliminare quel che di nero c'è intorno. Confidiamo nel potere trasformativo ed evolutivo del genere umano. Ed ecco che con fiducia quello stesso nero, quel brodo primordiale indistinto generato dal caos diventa ora humus, terreno fertile e ricco dove i semi di pace sbocciano formando altri semi, nel cerchio infinito che è la vita. 

E pace sia, nonostante tutto.

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