Decrescita felice: ossimoro o assurdità?

"La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio". (Maurizio Pallante)
Che effetto ci fa parlare di decrescita?
Sappiamo davvero cosa si intende con questo termine?
Ci spaventa o la sentiamo desiderabile?
E per noi, proprio per noi, cosa significa nella vita quotidiana?
Sono alcune delle domande sulle quali ci confronteremo il 24 maggio prossimo dalle 18,30 alle 20,30 come sempre da Fiorditè in via Raffaele De Cesare 98.
L'ingresso è libero, ti aspettiamo!

A cura di: Valeria Allegretti e Myriam Ines Giangiacomo

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