Ragione e sragione: luci e ombre dell'anima

Appena posso, appena qualche cliente mi lascia libero un momento, mi alzo cauto, pian piano, dal mio seggiolone, perché nessuno s’accorga che la mia sapienza temuta e ambita, la mia sapienza formidabile di professore di diritto e d’avvocato, la mia austera dignità di marito, di padre, si siano per poco staccate dal trono di questo seggiolone; e in punta di piedi mi reco all’uscio a spiare nel corridojo, se qualcuno non sopravvenga; chiudo l’uscio a chiave, per un momento solo; gli occhi mi sfavillano di gioja, le mani mi ballano dalla voluttà che sto per concedermi, d’esser pazzo, d’esser pazzo per un attimo solo, d’uscire per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta, di distruggere, d’annientare per un attimo solo, beffardamente, questa sapienza, questa dignità che mi soffoca e mi schiaccia; corro a lei, alla cagnetta che dorme sul tappeto; piano, con garbo, le prendo le due zampine di dietro e le faccio fare la carriola.
Luigi Pirandello, Novelle per un anno, La carriola
L’avvocato di Pirandello fa fare la carriola alla sua cagnetta, ed è il massimo momento di gioia della giornata, uno spazio di follia che lo rende felice. Libero. Eppure. Eppure, per tutti noi i pazzi sono le persone chiuse in manicomio, separate dalla società perché diverse. Ma siamo sicuri che lo siano davvero? Se è così, come dovremmo chiamare quella follia che emerge nei soliloqui o nelle parole dette all’amato? Qual è la differenza tra una persona di “sragione” e una di “ragione”, come diceva Foucault?
Sarà l’argomento centrale del prossimo Tè Philo: quante volte abbiamo domandato a noi stessi oltre quale limite il nostro personalissimo “delirio” diventi follia? Come possiamo sapere che non siamo pazzi?
La società dell’efficienza, dice Foucault, ha imposto il suo standard, le sue regole, dei comportamenti condivisi. Tutto è perfetto. Siamo scuri di fare le cose come devono essere fatte.
Che posto occupa in tutto questo la carriola di Pirandello? Perché una persona, uno stimato avvocato, si sfoga sul proprio cane? Non abbiamo forse tutti noi una segreta follia, qualcosa che non comunicheremmo mai a nessuno? E se la società dell’efficienza fosse solo un modello illusorio e la follia fosse il centro dell’animo umano, quella forza che permette di dar voce al proprio istinto, di provare amore? Una forza con un sua dignità filosofica. E se fosse la filosofia stessa?
Vi invitiamo martedì 10 dicembre 2013 dalle 18.00 alle 20.00 da Fiorditè in via Raffaele De Cesare 98 per discutere della Ragione e dei suoi limiti e, soprattutto, della sragione.
L'incontro è gratuito e aperto a tutti.

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