di: Myriam Ines Giangiacomo
Habeo ergo sum

"Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell'avere godono della sicurezza, ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno, come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole, da qualcosa che è al di fuori di loro. Ma che ne è di loro se perdono ciò che possiedono? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?"
Erich Fromm
“Non sono più niente” verrebbe da rispondere a Fromm. L’invito dello psicoanalista, che appare abbastanza ragionevole e condivisibile, è di non fondare la propria identità su ciò che è fuori da noi, ma di costruirla a partire da ciò che abbiamo di più intimo, di più profondo. Usando una parola che la filosofia ha a lungo corteggiato, potremmo dire sull’“essere”.
“L’essere è uno o molteplice?”, “E’ permanente o in divenire?”, “L’essere dell’io soggettivo in che relazione è con il sé trans personale?”. La filosofia si è posta e continua a porsi questi interrogativi, ma la nostra esperienza, la nostra vita che strumenti ci fornisce per capire questo essere? Cosa significa per me essere? Quando mi sono trovato nella condizione di dire “sono” e cosa ha significato per me? E l’avere è completamente diverso dall’essere e si contrappone a esso? Oppure posso immaginare una prospettiva fluida, per cui posso avere sentendo ed esprimendo allo stesso tempo ciò che sono? E, addirittura, posso pensare di avere qualcosa che mi aiuta ad essere?
Vi invitiamo martedì 14 gennaio 2014 per discuterne insieme al Philotè che si terrà da Fiorditè in via Raffaele De Cesare 98, dalle ore 18.00 alle 20.00.
L'incontro è gratuito e aperto a tutti.

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