Quando la fantasia incontra la realtà

 

La sua fantasia è nuovamente pronta a partire, eccitata, e all’improvviso gli balena davanti un mondo nuovo, una nuova meravigliosa vita in tutto il suo splendore. Un nuovo sogno! Una nuova felicità! Un’altra dose di veleno dolce e raffinato! Che cosa importa a lui della nostra vita reale? Al suo sguardo deformato, le nostre vite, Nasten’ka, la mia e la vostra, sono così lente, pigre, indolenti. Noi tutti gli appariamo così insoddisfatti della nostra sorte e così stanchi della nostra vita!
(Fёdor Dostoevskij, Notti bianche)

Il personaggio di Dostoevskij si è costruito una propria personale realtà, un suo mondo, diverso da quello “degli altri”, che a lui sembra così grigio e noioso…

È interessante indagare come siamo arrivati a definire ciò che è reale, che possiamo distinguere senza fatica da ciò che è splendida costruzione della fantasia, parto della nostra mente. Una tra le possibili definizioni è che sia reale ciò che è possibile sottoporre a sperimentazioni scientifiche. In tal modo, il risultato di un processo razionalmente giustificabile, condivisibile e comunicabile, verrebbe acquisito alla realtà in quanto classificato come oggettivo.

Se  così fosse, tutto ciò che pensiamo, proviamo, sentiamo dovrebbe essere irreale, perché non corrisponde a tali criteri di oggettività. Eppure, quando penso o provo rabbia, gioia, paura… ho la stessa sensazione di quando cammino, per esempio. Sensazione diversa da quando, invece, sogno. Come fa perciò un pensiero a essere reale? E soprattutto, può esserlo? E allora in che modo si differenzia da quella caratteristica di realtà che dò, per esempio, al mio corpo? E anche quest’ultimo, come posso affermare che esiste? È probabile che il fatto di essermi relazionato all’altro da me, sin da quando sono nato, mi abbia permesso di sviluppare consapevolezza del mio corpo e della mia identità, che questa si sia potuta definire attraverso il confronto con gli altri. E allora cosa è intimamente soggettivo e non confrontabile in alcun modo? Forse le nostre personali fantasie, quei meravigliosi universi che ci permettono di inventare spazi, luoghi, emozioni mai vissuti eppure così veri e così confortevoli da far venire voglia di abbandonarsi completamente in loro. E non è forse presente per tutti noi il rischio di crearci, come il personaggio di Dostoevskij, una rappresentazione del mondo, frutto della nostra personale fantasia, che non ha corrispondenza alcuna con la realtà oggettiva, come gli uomini hanno scelto di definirla?

Vi invitiamo martedì 15 aprile per parlarne insieme nel Philotè che si terrà dalle 18,30 alle 20,30 da Fiorditè in via Raffaele De Cesare 98.

 

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