In-between: La zona neutra: l'arte di essere ‘in mezzo a’
Prima di trasferirmi a Taos, nel New Mexico, nel 1992, avevo vissuto tra i clacson delle grandi città per tutta la mia vita. E per otto anni prima del trasloco ero stato uno scrittore freelance per riviste e giornali. Ma non appena mi trasferii dalla città al paese, il lavoro inspiegabilmente si inaridì. Gli editori smisero di rispondere alle mie lettere di richiesta. E quelli che lo fecero non erano interessati alle mie idee. Gli incarichi erano prosciugati. La mia carriera di libero professionista semplicemente disfatta.
Ciò che aveva sempre funzionato non funzionava più e non riuscivo a capire perché.
 
Come poteva la mia forza di volontà - che si era dimostrata in grado di navigare per cento, mille viaggi - improvvisamente fallire? In che modo causa ed effetto avevano smesso di funzionare nel solito modo? Ovvero: se lavoro duramente e in maniera brillante, le cose accadono, è così semplice. Solo che all'improvviso non era così semplice.
 
Provai a raddoppiare i miei sforzi, letteralmente lavorando più duramente e più a lungo, ma non accadde nulla. Urlai e pestai i piedi, sbattendo la mia tazza vuota sulle sbarre della mia prigione invisibile, e non successe nulla, tranne che nei due mesi successivi attraversai, come forche caudine, tutti i classici stadi del dolore e della perdita: shock e negazione, rabbia, contrattazione con l'Onnipotente, depressione e infine un'amara accettazione del fatto che dovevo solo andare avanti. Feci anche alcuni stop imprevisti alla fermata del panico, a quella dell'autocommiserazione, al chiosco di Ben & Jerry's, a quelle del complotto, dell’insonnia e anche della diarrea.
 
Tuttavia, nonostante tutto, continuavo a sentire ancora una piccola voce che mi diceva che c'era qualcosa in corso, qualcosa che non avrei capito per un po'; che la mia tazza si stava svuotando per ragioni che la ragione non riusciva a capire.
 
La legge delle ‘pentole guardate’ (che non bollono mai!) mi diceva che non potevo star lì a controllare le cose con impazienza, nel tentativo di far accadere le cose, ma che dovevo solo aspettare, non sapendo nemmeno cosa stavo aspettando - che poi si rivelò il mio libro Callings), dimenticando, immerso nel mio panico, quanto il vuoto sia fertile per il processo creativo, come le pause nella musica, lo spazio ‘negativo’ attorno a una scultura, il potenziale in una tela vuota o in una pagina bianca.
 
Questa è esattamente la logica di ciò che William Bridges (autore di Transitions) chiama la Zona Neutrale (Neutral Zone). La sua opinione su come avviene il cambiamento nella vita delle persone è che in ogni processo di transizione c'è la fine di qualcosa, poi c’è una zona neutrale, e poi un nuovo inizio, e che noi attraversiamo queste fasi, ciclicamente, molte volte.
Ma la maggior parte delle persone, me compreso, odia la zona neutrale con la sua noia e la sua inquietudine, la sua incertezza e la sua inerzia, il suo attendere e ancora attendere. Desideriamo sempre saltarla, sostituirla con qualcosa: il prossimo lavoro, una prossima relazione, un prossimo piano. Chiediamo risposte, diventiamo insofferenti alla noia e sentiamo l’urgenza di aggirarla con ogni mezzo, senza renderci conto che così facendo apriamo la porta della camera oscura mentre il destino sta ancora sviluppando le nostre fotografie.
 
Una Zona Neutra è uno schema di attesa, un bozzolo, una fase della vita tra una fine e un nuovo inizio, ed è facile sentirsi irrequieti, senza timone e impazienti, desiderosi di fare qualcosa, immaginando che non stia accadendo nulla.
 
Ma non è questo il caso! Molto succede all'interno di un bozzolo. Potrebbe non sembrare dall'esterno, ma l'essere che è lì dentro si sta trasformando da un tipo di creatura a uno completamente altro. Il suo corpo letteralmente si digerisce, trasformandosi in zuppa di bruco e liberando quelle che vengono chiamate cellule immaginarie, che creano un corpo completamente nuovo.
 
E non solo, noi possediamo alcuni di quegli stessi poteri trasfigurativi. I nove mesi che ognuno di noi ha trascorso nell’utero sono una sorta di ricapitolazione e condensazione dell'intero processo di evoluzione del vivente avvenuto nel corso di miliardi di anni, che ci ha portato dall’essere organismi unicellulari ad essere pesci, e poi mammiferi, e poi uomo e donna. Siamo tutti ‘mutatori di forma’ di prim'ordine, avendo in noi la conoscenza innata di come apportare cambiamenti radicali.
In altre parole, abbi fede, almeno un po’.
 
La Zona Neutra ci chiede di avere la pazienza dei tessitori o quella di chi usa un aratro a mano, di offrire un inchino generoso agli dei del tempo e del raccolto, per acquisire una sensazione di maturità. Sì, l'attesa potrebbe farti trovare a vagare avanti e indietro come un essere in gabbia, ma le situazioni hanno bisogno di tempo per essere riconfigurate, dentro di noi così come all’esterno, e questo specialmente se ciò che finisce non è solo un lavoro o una relazione, ma si tratta di abbandonare una mentalità o una convinzione, quel tipo di incantesimi e trance inculcati in noi ad opera dei genitori, della scuola, dell’appartenenza di genere, dalla religione.
 
Ma attendere non significa non fare nulla. Sii attivamente paziente. Diventa uno studente di attesa, guardando, rendendo possibile, ricevendo e ascoltando. Trascorri del tempo nella natura alla ricerca di indicazioni, prendi appunti sul campo, "invoca una visione", come dice Black Elk. Presta attenzione ai tuoi sogni, sviluppa come un’arte la capacità di catturare ‘ciò che sta in mezzo’, senti ciò che senti senza cercare forzatamente una soluzione. Io a volte porto me stesso in gita in barca lungo il fiume che è vicino a casa mia, che scorre a circa 2-3 km/h e che, per questo, costituisce una bella meditazione sul rallentare - sull’andare lenti - e mi consento di essere trasportato dal fiume piuttosto che cercare di spingere.
 
Ed ecco anche un'idea di Melita Schaum: "Prenditi un po' di tempo - un'ora, un mattino, dieci minuti - per andare da qualche parte senza preconcetti, aprendoti all'inaspettato. A volte faccio questo con la fotografia, mi lancio per le strade in compagnia della mia macchina fotografica e di qualunque sciocchezza, ‘regola’ arbitraria e direzione mi venga in mente - cammina tre isolati in ogni direzione, gira a sinistra e cammina finché non vedi qualcosa di blu o senti della musica provenire da un’auto, fotografa la prima cosa che vedi che rappresenti 'apertura', 'connessione' o 'conflitto', ecc."
 
La mancanza, infatti, di un tipo di vuoto ‘fecondo’ può rendere difficile per i nostri nuovi inizi raggiungerci, poiché hanno difficoltà a farlo dal momento che non incontrano nient’altro che segnali di occupato. Potremmo aver bisogno semplicemente di fluttuare nella marea lenta per un po’, in quello stato che i Sufi chiamano deriva sacra, confidando che, quanto ricca consentiamo di essere alla fase del bozzolo, altrettanto ricca sarà la fase in cui il nuovo emerge.
 
 
Gregg Levoy è l'autore di Vital Signs: The Nature and Nurture of Passion (Penguin), e del bestseller Callings: Finding and Following An Authentic Life (Random House)----considerato tra i  "Top 20 Career Publications" dal  Workforce Information Group.
E' anche il "behavioral specialist" di USA Today.
 
L'immagine è un particolare di Marea baja di Albert Rafols-Casamada.

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