Guidare l'auto può essere un esercizio di consapevolezza e attenuare l'ansia
L'atto di guidare richiede la nostra piena attenzione. So di una donna che una mattina ha sfondato la porta del suo garage perché era in modalità ‘pilota automatico’ e non si è accorta che era ancora chiusa! Una frazione di secondo può avere risultati devastanti.
 
Come vi disponete alla guida la mattina?
Usate la guida mattutina per prepararvi per la giornata che state iniziando?
La guida è un contenitore, un momento nel quale inserire altre attività che le sono estranee?
Lasciate che le frustrazioni della strada si insinuino nel vostro corpo e nel vostro spirito, riempiendovi di rabbia o prosciugandovi di energia?
 
Un approccio alla guida con un minuto di consapevolezza può migliorare il tono emotivo, il livello di stress e la capacità di essere aperti e adattabili.
 
Quando discuto del cervello e del multitasking nei workshop, spesso chiedo ai partecipanti di condividere storie sul multitasking durante la guida. Qui ce ne sono alcune che spiccano: mangiare una zuppa, con un cucchiaio; truccarsi e vestirsi; leggere il giornale o un libro, anche su un'autostrada trafficata; contemporaneamente fumare una sigaretta, bere una tazza di caffè, mettere il mascara e fare il backup del cellulare.
 
Ampie prove dimostrano che il cervello non è molto bravo nel multitasking. Uno studio recente ha dimostrato che anche parlare semplicemente mentre si guida, può avere un impatto negativo sulle nostre capacità di guida.
I ricercatori hanno anche scoperto che è vero il contrario: guidare riduce la capacità del conducente di ricordare una conversazione fino al 20%.  Secondo lo psicolinguista Gary Dell, uno dei ricercatori dello studio, "Si potrebbe pensare che parlare è una cosa facile da fare e che comprendere la lingua è facile. Ma non lo è. La produzione e la comprensione del parlato sono attività che richiedono attenzione, e quindi.....competono con altre attività che richiedono la vostra attenzione, come la guida".
 
In altre parole, qualcosa soffrirà se decidiamo di dividere la nostra attenzione quando siamo al volante.

Fondamentalmente, ci sono due modi di guidare. Il primo è quello di guidare per arrivare dove stiamo andando. Guidare allora è un mezzo per raggiungere un fine, un atto che ha poco valore intrinseco. In questo caso, potremmo preoccuparci di altre cose quando saliamo in macchina. Le nostre menti possono vagare nel futuro. Forse siamo impegnati in una conversazione con qualcuno, letteralmente o mentalmente, mentre entriamo in strada. La nostra attenzione potrebbe essere focalizzata sull'ascolto di una stazione radio o i nostri pensieri su un compito imminente.

Non sto suggerendo di evitare tutte le fonti di input sensoriali durante la guida, ma che è possibile, praticando un semplice intervallo di consapevolezza anche solo di sessanta secondi, nel quale fare attenzione ai movimenti che attraversano il nostro corpo nell’atto del guidare, accorgersi che stiamo guidando ‘senza cervello’.

Fortunatamente, c'è un secondo modo di procedere: guidare con il solo scopo di guidare. È così semplice e diretto.

Si tratta della piena partecipazione a quello che faremo con i successivi sessanta secondi, prima ancora di salire in macchina e accendere il motore. Per esempio, quali dettagli notate sulla maniglia della portiera del vostro veicolo quando aprite la portiera? La sua temperatura, la sua forma, la sua sensazione? Come si piega e si muove il corpo mentre state salendo sul sedile del conducente? Sentite le mani mentre afferrano il volante. Notate il rumore del marciapiede mentre gli pneumatici si muovono lungo il manto stradale.

Quando portiamo la consapevolezza al minuto successivo, noi veniamo attratti, invece che dis-tratti dall'ambiente circostante, dalla segnaletica stradale e dalle condizioni della strada per ciclisti e pedoni per esempio. 

Possiamo anche provare gratitudine ogni volta che guidiamo verso qualche luogo.

La piena partecipazione al viaggio di spostamento da un luogo all'altro non lascia tempo per l'ansia per il futuro. Guidare per guidare richiede la nostra presenza in ogni momento, e questo 'setta' la nostra coscienza su un tempo di sessanta secondi per volta.

Un invito alla PRATICA

Domani o la settimana prossima, provate a fare un viaggio nel quale guidando vi concentrate solo sulla guida, senza distrazioni.

Fate questo quando siete soli e cercate di essere il più possibile presenti ogni sessanta secondi. Non è necessario essere perfetti quando si fa questo.

Quando la vostra mente vaga, verso il passato o il futuro, riportatela delicatamente indietro.

Se vi è utile, potete anche provare ad affermare mentalmente la vostra intenzione del momento presente con le parole "guidare, guidare".

 

 
 
 
Donald Altman è uno psicoterapeuta, trainer internazionale di mindfulness, ex monaco buddista e autore pluripremiato presente in "The Living Spiritual Teachers Project" e narrato in "The Mindfulness Movie.
 
L'immagine è un particolare di Marea baja di Albert Rafols-Casamada.

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